La solitudine dello psicoterapeuta

solitudine

Siamo da soli con il Paziente.
Soli quando riflettiamo sul Paziente e trascriviamo gli appunti. Soli con le nostre emozioni che ci guidano e illuminano il nostro cammino terapeutico. Soli nella nostra mente perché non possiamo parlare con nessuno del nostro lavoro, neanche con un marito, una moglie, un figlio. Più o meno soli con il collega più esperto con cui ci si confronta settimanalmente e con cui possiamo permetterci di rinarrare una storia, una scena, un’azione, quello che abbiamo sentito e immaginato. Ed è pensando l’Altro, tenendolo e rievocandolo nella nostra memoria, che proviamo ad affrontare qualche cosa che assomiglia ad una gravidanza, una gestazione che come Psicoterapeuti desideriamo portare a termine per avere il grande privilegio di vedere una nascita, con la speranza che le nostre braccia siano sufficientemente attrezzare per “tenere” questa nuova generazione. E’ faticoso. Qualche volta è rischioso; ma anche se non possiamo gridare al mondo la nostra gratificazione per quello che siamo riusciti a “combinare insieme”, va bene lo stesso, perché siamo in fondo consapevoli che ci è concesso di vedere l’Altro nella sua straordinaria bellezza del venire al mondo.

La solitudine dello psicoterapeuta ultima modifica: 2016-09-25T19:22:27+00:00 da stefania