Psicoterapia: le regole d’ingaggio

Prima di intraprendere un percorso terapeutico, spendo del tempo e molte parole per capire se la persona che si imbarcherà con me in questo viaggio, ha compreso e, di conseguenza, condivide quelle che io chiamo le regole di ingaggio. Di solito si utilizza l’ultima seduta della consultazione, ossia, l’ultimo incontro della fase preliminare dell’eventuale terapia, in cui due persone, Terapeuta e Paziente, si conoscono e, se “la cosa funziona”, si decide di partire insieme.

Cominciamo dalla seduta, che necessita di una frequenza minima settimanale, di un giorno e di un orario che siano sempre gli stessi. La stabilità dell’ambiente della cura lo sento sempre come un elemento primario, a cui faccio fatica a rinunciare, così come la frequenza minima; molte persone non comprendono la fatica che si fa a mantenere ponti, legami e collegamenti, quando i tempi si allungano, oltre al problema del contenimento e della responsabilità: alle volte fare terapia vuol dire affrontare angosce e paure che non possono rimanere sospese così a lungo nel tempo da un incontro all’altro.

Il paziente conosce giorno e orario della seduta. E’ libero di arrivare in qualunque momento, anche di non arrivare. Comunque sia, il ritardo in seduta non viene recuperato. Per il semplice motivo che lo spazio e il tempo della seduta sono affittati dal paziente e la stessa cosa vale per il paziente che viene l’ora successiva, il quale ha tutto il diritto di “stare” nel suo spazio e tempo terapeutico.

Il paziente è tenuto a pagare le sedute alle quali non si presenta. Può sembrare complesso da capire, ma non è così. Il lavoro terapeutico lo possiamo immaginare come un lavoro “a tempo determinato”: può essere più o meno lungo, ma quello che sappiamo per certo è che ci sarà una fine, perché il tempo della terapia non è infinito. Come succede per tutti i rapporti di lavoro, quando il datore si assenta per malattia o per i normali imprevisti della vita quotidiana, il suo dipendente viene pagato. Di conseguenza, quando il datore/paziente si assenta, il suo lavoratore/terapeuta viene pagato ugualmente. Ovviamente, si cerca di stare in un assetto flessibile, in cui valutare l’ipotesi di recuperare o spostare la seduta quando è possibile e, soprattutto, quando ha valenza positiva per lo stesso processo terapeutico.

Infine, il paziente può scegliere se pagare seduta per seduta, alla fine del mese, col banking on line, con assegni in contanti o come meglio si trova. Questo aspetto, come tutti gli altri citati nelle regole d’ingaggio, vengono discussi e condivisi così come si fa nel mondo del lavoro quando un professionista decidere se accettare o meno quel determinato incarico e, tutto quello che succede all’interno dello spazio terapeutico così definito, ma anche nelle immediate vicinanze, è oggetto di interpretazione. Una volta condivise, le regole non si discutono più (a meno che non ci sia una terapeutica sollecitazione intorno ad esse come contenuto), così Paziente e Terapeuta possono lavorare, finché il paziente lo ritiene opportuno, sapendo quali sono i paletti su cui poggia il loro spazio mentale.

Psicoterapia: le regole d’ingaggio ultima modifica: 2019-03-30T17:36:15+00:00 da stefania