Sulla metafora del mare…

Sulla metafora del mare

Spesso mi trovo a pensare utilizzando le metafore del mare.

Sarà che vengo da una città di mare, dal quartiere del Porto e da una casa di infanzia a poche centinaia di metri dalla darsena dalla quale, precisamente dalla finestra della cucina, si vedono gli alberi di barche e pescherecci custoditi nel porto.

Sarà che l’odore del mare – soprattutto quello della mareggiata invernale che profuma le viscere – è per me il responsabile di ricordi misti a sensazioni ed emozioni profonde, nostalgiche e primitive, ma di sovente penso l’individuo come ad una imbarcazione che nel suo sviluppo vitale impara ad affrontare il mare aperto.
Dunque, il mare aperto come metafora della vita. Questa metafora diventa ancora più avvincente nella disabilità.

Quando racconto ad un nucleo familiare come può sentirsi una persona affetta da demenza, mi ritrovo quasi subito in bocca parole che sanno di mare, e che narrano di una barca il cui equipaggiamento si sta lentamente deteriorando, funziona ad intermittenza fino a scollegarsi del tutto… alla fine è come una canoa in mezzo al mare: se il tempo è bello va tutto bene; se ci sono le onde alte, il vento e gli scogli dobbiamo proteggere quella canoa tenendola in acque sicure, in un porto accogliente o viaggiandole vicino con la nostra imbarcazione, ma alla giusta distanza.

Ma c’è di più.

Sulla metafora del mare… ultima modifica: 2017-09-19T17:19:02+00:00 da stefania